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Gran Cioni Carpi, con Mozart e gli altri nell’arte delle arti

Andrea Jacchia
Diario: Anno XI - numero 14 - 7 Aprile 2006


diario coverIn questa mostra potete vedere anche un Mozart ritratto con la logica dell’infinito: della sua musica, e anche delle sue più celebri immagini, un Mozart diverso dall’altro, un’infinità fisiognomica. Cioni Carpi, l’autore di questo W.A.M. titolato in codice intimo, ha centrato una sorta di «effetto eco»: da quell’immensità musicale (ascoltata da sempre, che risuona come un battito di vita) alla faccia, al profilo, alla figura possibile del creatore. Gran Carpi, e vicino a tutti noi: i nostri musicisti e, fra loro, le nostre passioni, sono stati, de visu anche come li ascoltiamo e come la loro musica ci fa campare con più senso e anche più sensuali. Carpi, d’altronde, lo dice nel catalogo di questa sua mostra tanto unica quanto intimamente espressiva (Cioni Carpi e la musica, molto ben curata e commentata da Angela Madesani, a Villa Filippini, Besana in Brianza, fino al 13 aprile): «La ragione principale che mi ha spinto a fare disegni e ritratti dei compositori è un omaggio al fatto che mi hanno permesso di vivere». E allora ecco la nostra compagnia fino alla fine, i nostri musicisti ritratti «a tecnica mista su carta», come un’istantanea a memoria quotidiana: Lassus, Byrd, Gesualdo, i Bach, Haydn, Beethoven, Rossini, Chopin, R.W. (un Wagner subito gretto, così diverso da quel viso da vecchio trionfatore ritratto da Renoir), Verdi, Webern, Stravinskij, Schönberg. E gli altri, quasi tutti.

Cioni Carpi è un artista davinciano (leonardesco, si dice più spesso), cioè con più famiglie: la sua (il mondo dei Carpi), e poi la sua pittura, il disegno, la musica, il cinema, la poesia, il saggio, e il romanzo dagli orizzonti possibili (come La città distante, ancora inedito). Uno dei suoi lavori, una foto in bianco e nero del 1975, ritrae questo fraseggio: «Sono alle ventitré, si campa a ore, sono alle ventidue e tre quarti, dammi l’ora minuto per minuto, è l’una, ma dunque di notte o di giorno, non so non so, non so più chiederlo a me…». Da quel primo punto che promette un rettifilo («Sono alle ventitré, sono alle ventidue»), il tempo poi, spazia invece in una sostanza non convenzionale (pensate, appunto, a tutto Mozart, o a Schubert, o a Schönberg), che il gran Cioni fa vedere anche così: «Dunque interpretiamo: la sfera dei minuti la sfera delle ore la sfera dei secondi, la molla e il bilanciere gli ingranaggi, non riuscii più a caricarlo, tutt’a un tratto, una notte mi svegliai di soprassalto, lo sentii, lo sentii andare, era in anticipo di ore, prima, poi in ritardo, molto ritardo…». Dunque interpretiamo, cioè siamo. E quindi eccoci in questa mostra, e poi con noi, tutti i giorni.


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